SOMETHING OUT OF IT – LOFOTEN INTERNATIONAL ART FESTIVAL PREVIEW IN VENICE

SOMETHING OUT OF IT – LOFOTEN INTERNATIONAL ART FESTIVAL PREVIEW IN VENICE

In occasione dell’anteprima a Venezia del LIAF – Lofoten International Art Festival, a cura di Francesco Urbano Ragazzi, l’artista francese Pauline Curnier Jardin presenta un’installazione comunitaria permanente in collaborazione con le detenute della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca, una prigione femminile italiana che ha sede nell’ex monastero delle Convertite.

L’installazione è parte dell’esibizione Something Out of It, che aprirà in concomitanza con la Biennale delle Arti Visive di Venezia.

L’artista ha re-immaginato la stanza del parlatorio che collega la prigione femminile con il mondo esterno, trasformandola in uno spazio rituale per incontri significativi. Invertendo le gerarchie istituzionali, le detenute hanno istruito e commissionato l’opera a Curnier Jardin. Insieme, Curnier Jardin e il gruppo di detenute hanno dato una nuova forma al parlatorio del penitenziario, utilizzando proiezioni, mobili e pitture murali.

Stravolgendo la dimensione spettacolare ed esclusiva tipica degli eventi d’arte su larga scala, e soprattutto l’isolamento che ha afflitto la vita in carcere durante la pandemia, il lavoro è stato concepito ad uso privilegiato delle abitanti della comunità detentiva.

DROMe ha avuto il privilegio di supportare il progetto, e di tenere due workshop in cui il Direttore Creativo Marianna Rosati e il suo team hanno scattato una serie di ritratti fotografici ad alcune delle detenute, dentro allo spazio che hanno creato con l’artista.

Queste le sue parole:

“Le due giornate di workshop sono state un viaggio straordinario che abbiamo condiviso insieme alle donne che hanno deciso di partecipare, un’esperienza fortemente emozionale per tutti noi. Le abbiamo coinvolte nella creazione delle immagini, per dar loro la possibilità di riscoprire il proprio corpo e la propria femminilità, indossando vestiti completamente diversi da quelli che hanno nel loro quotidiano, vedendo la propria immagine e potendoci giocare.

Abbiamo incontrato un gruppo di donne con background molto diversi, ognuna col proprio passato. Abbiamo potuto vedere le fragilità e la personalità di ciascuna svelarsi di fronte alla macchina fotografica. Siamo stai testimoni della radicale importanza che assumono per loro semplici gesti, come truccarsi, vestirsi, esprimere un lato di sé più leggero e spensierato, anche se solo per qualche ora. Il nostro risultato più grande è stato dar loro l’occasione di abbracciare questa leggerezza e di apprezzare la loro stessa immagine, di sentirsi viste in modo diverso e con occhi diversi. Alcune di loro ci hanno detto che non si sentivano così a proprio agio con se stesse da molto tempo, che durante quelle ore si sono quasi dimenticate di dove si trovavano e che è stata per loro una grande fonte di energia positiva.

Crediamo che progetti come questo siano fondamentali per le detenute: laboratori e attività di formazione e lavoro permettono loro di mantenere un contatto con il mondo esterno, di costruire un percorso personale di crescita e di riconquistare la dignità che con la detenzione spesso viene a mancare.

Vogliamo ringraziare la cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri, che promuove queste attività e che ci ha accompagnato nell’esperienza, LIAF che ci ha dato l’opportunità di far parte di questo progetto unico, e ognuna delle donne che abbiamo incontrato, siamo profondamente grati.”

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