APTITUDE OBJECTS PRESENTA “MISE EN ABYME” Un sistema aperto tra materia, forma e trasformazione

APTITUDE OBJECTS PRESENTA “MISE EN ABYME” Un sistema aperto tra materia, forma e trasformazione

C’è un momento, nell’osservare un oggetto, in cui si ha la sensazione che contenga qualcosa di più della propria forma. Una profondità inattesa, come un frammento che rimanda a un tutto più grande. È da questa intuizione che nasce Mise en abyme, la nuova collezione di Aptitude Objects: un progetto che traduce in architettura e design un dispositivo visivo antico e potente, capace di riflettersi potenzialmente all’infinito.
In ambito visivo, la mise en abyme è l’immagine che contiene sè stessa. Nel linguaggio di Aptitude Objects diventa invece un processo di riflessione materiale. Non si tratta di una replica identica, ma di uno scarto: una deviazione, un’imperfezione, uno spostamento. Il sistema ritorna ogni volta in uno stato leggermente diverso, trasformando la ripetizione in evoluzione.
La collezione si sviluppa su tre livelli interconnessi:
Materia. La stessa forma attraversa sostanze differenti senza cambiare geometria. È la materia a modificare la percezione. Un disegno resta invariato, ma la sua presenza si trasforma radicalmente a seconda della superficie che lo accoglie.
Costruzione. Ogni oggetto nasce da un modulo primario che si ripete e si aggrega. La replica non è mai identica: ogni iterazione genera una nuova condizione spaziale. Il sistema si riproduce, ma non si copia.
Concetto. La ripetizione non è meccanica né matematica. È istintiva, quasi riflessiva. L’errore diventa valore, la variazione diventa struttura. Ogni ricorrenza introduce una differenza e la trasformazione diventa parte integrante del processo.
Questa logica prende forma per la prima volta nei tappeti, sviluppati in collaborazione con Alberto Levi Gallery. Ogni disegno è declinato in due condizioni materiche distinte. Nella versione in lana e cashmere, la superficie assorbe e riflette la luce con morbidezza, enfatizzando profondità e tattilità.
Nell’abaca, intrecciata in spirali e fibre strutturate, la stessa geometria assume una presenza più architettonica: la
superficie si trasforma in una micro-architettura.
Il sofa e i pouf si distinguono per la raffinatezza e la ricercatezza dei tessuti Métaphores.
Il tratto non cambia, ma la qualità percettiva e spaziale si ridefinisce completamente.
Gli altri oggetti della collezione nascono dallo stesso principio generativo. Attraverso aggregazione, stratificazione e processi manuali, la ripetizione diventa atto costruttivo.
Elementi modulari si accumulano fino a formare volumi apparentemente stabili, ma attraversati da una sottile instabilità data dalle variazioni superficiali e dalla traccia visibile della mano. Ogni pezzo racconta il proprio processo: il gesto interrompe l’uniformità e introduce una tensione viva.
In Mise en abyme la riflessione è prima di tutto materiale. Ogni oggetto contiene un’altra possibile versione di sé, ogni superficie custodisce una trasformazione latente. I pezzi non sono entità isolate, ma frammenti estratti dallo spazio: lo spazio contiene l’oggetto e l’oggetto contiene lo spazio. Ogni elemento è una condensazione del sistema che lo ha generato.
Mise en abyme è il primo capitolo di un sistema aperto, destinato a evolversi in nuove iterazioni e interpretazioni
materiche. Un progetto che invita a guardare oltre la forma, per scoprire, in ogni dettaglio, la possibilità dell’infinito.

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